Morloi's Digital Dungeon
Percorsi, tappe e fatica: quello che si perde è anche quello che si trova.
May 27, 2026Quest’anno finisce con maggio. Pare una cosa strana, ma per tanti motivi sarà così. Un impegno massiccio e drenante, che ha risucchiato gran parte delle mie energie in questi ultimi anni, verrà a mancare, per mia scelta. Si inizierà un nuovo percorso lavorativo, sicuramente non meno impegnativo, ma nel contempo un po’ meno caotico e un po’ più strutturato.
Nello stesso tempo sempre in questi giorni di fine maggio ha preso forma un progetto musicale, letterario e teatrale, che mi ha riportato dopo tanti anni su un palco a tessere suoni, grazie ad un amico di sempre, Kappazeta.
Poi ci sono le cose complicate, che fan parte della vita, equilibri familiari da reimmaginare, genitori infragiliti prima del tempo, cose comuni, che diventano il nucleo dell’agire quotidiano.
In tutto questo turbinio ci sarebbe da perdersi, invece, per caso strano, è come se mi stessi ritrovando, pezzo dopo pezzo, a fatica, ma convintamente. Che passato il mezzo secolo alla fine diventa tutto più chiaro.
Percorso, strada, tappe, fatica: certo non metafore particolarmente nuove o ricercate, anzi, persino abusate e logore, a ben pensarci. In un’epoca in cui la scorciatoia è decantata come sistema, in cui, in linea del tutto teorica, basta avere un’idea per essere considerati (o considerarsi) creativi, artisti, grazie alle meraviglie della cosidetta “intelligenza artificiale generativa”, sarebbe addirittura meglio evitarle proprio, queste metafore.
Sia chiaro, non sostengo assolutamente l’equazione, del tutto capitalistica e calvinista, fatica == successo == valore, proprio non mi interessa: mi interessa invece, e molto, il concetto di percorso, di esperienza del fare.
Penso dunque che la pratica DIY e l’attitudine punk, fatta di un continuo arrabattarsi fra gli scarti per immaginare mondi nuovi, per chi si occupa di comunicazione, di strategia, di creatività, siano la strada maestra. Non perché necessariamente portano ai risultati migliori possibili, ma perché ti spingono a sperimentare, a trovare i mezzi, a costruire, e costruendo ad imparare, in modo laterale, con una sensibilità che diventa unica e distintiva.
Non è il risultato che conta, è la trasformazione che il percorso che mi ha portato a quel risultato ha operato in me.
Durante la mia vita ho fatto teatro, a livello professionale, e ho fatto e faccio musica, a livello più o meno amatoriale. In nessuna delle due pratiche ho ottenuto risultati eccellenti, anzi. Eppure entrambe hanno contribuito a definire il mio background, le mie competenze, la mia abilità nella sintesi fra dati e creatività, la mia personalissima visione, anche in ambito professionale. Senza questa pratica quotidiana, senza questa capacità di abbracciare l’errore, sarei completamente diverso.
Dunque sia lode a maggio, alla trasformazione, al reinventarsi, allo sporcarsi le mani ogni santissimo giorno, non per produrre in senso capitalistico, ma per continuare a produrre un cambiamento in noi stessi, senza delegare il percorso ad una macchina, perché il risultato senza il percorso non vale nulla.
Come bonus un’immagine del primo vero live di ẓavajêr collective.
